SPORTELLO DI ASCOLTO PSICOLOGICO GRATUITO

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D.ssa Donatella Ghisu

Psicologa, Counsellor Psicologico e Socio-educativo, Anali Transazionale, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica, Psicopedagogista, Specialista in: Disturbi alcol correlati, Chil Abuse, Psicologia forense, Disturbi dell'Apprendimento e del Comportamento, Trainer EMDR. Mi occupo di coppie, adolescenti ed adulti a livello individuale e di gruppo. Sostegno alla genitorialità, agli insegnanti nonché alle aziende pubbliche e private.

giovedì 24 marzo 2011

STALKING: “La Sindrome del molestatore assillante”



E’ possibile indicare genericamente con il termine stalking un insieme di comportamenti, ad es. molestie, minacce, pedinamenti, telefonate indesiderate, ripetute lettere, plurimi messaggi nella posta elettronica ecc.) ripetuti ed intrusivi comportamenti di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e comunicazione che una persona compie nei confronti di una «vittima» che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi.

Si tratta quindi di una condotta riferibile ad un modello di comportamento e non invece alle motivazioni ed agli effetti che tale comportamento persegue ed ottiene. Sebbene si tratti di un fenomeno che ha iniziato ad interessare gli psichiatri ed i medici forensi intorno alla prima metà degli anni novanta,sia in ambito internazionale che nazionale, a tutt’oggi è spesso ancora celato dalle stesse vittime, mentre è oggetto di studio principalmente da parte di sociologi,medici legali e psichiatri forensi, oltre che delle forze dell’ordine.

Lo stalking è un comportamento caratterizzato da ripetuti e assillanti comportamenti caratterizzati da persecuzione, molestie, minacce, aggressione verso  una persona (non consenziente) (Krammer e coll. 2007). I comportamenti dello stalker sono caratterizzati da  reiterazione sgradita  di: pedinamento, violazione spazio di vita, ricerca di contatto, accesso, dialogo, intimità con violazione privacy, controllo, minacce. Caratteristiche le molestie telefoniche, telematiche o dirette, con costante intrusione nell’ambiente.
Il termine stalking deriva originariamente dal linguaggio tecnico della caccia ed in italiano si può tradurre con la locuzione “fare la posta” o come “braccatura”.
In realtà, nell’ultimo secolo, l’accezione si è sempre più estesa verso il senso figurato e familiare del termine, intendendo il verbo “to stalk” come assillare, inseguire, molestare, braccare, ricercare, ma anche in senso più lato seccare, disturbare, perseguitare, fare qualcosa di nascosto cioè coperto da qualcuno o qualcosa.
Benché in letteratura non esista un’univoca definizione di stalking nel corso degli anni se ne sono succedute molteplici tra cui quella di Meloy e Gothard nel 1995 che lo definivano come l’ostinato, malevolo, ripetitivo ed opprimente inseguimento di un’altra persona con minaccia della sua sicurezza. Gli stessi Autori nella definizione clinica segnalavano la presenza di un atto manifesto non desiderato dalla vittima e percepito da questa come molesto.
Nel 1997 Pathè e Mullen adottavano, invece, la definizione di un insieme di diversi comportamenti con cui un soggetto impone ad un altro ripetute intrusioni e comunicazioni quali il pedinare, il sorvegliare, il sostare nelle vicinanze o tentare approcci con la vittima, mentre per comunicazioni si intendono l’invio di lettere e-mail, l’effettuare telefonate e lasciare messaggi.

Nel 1998 Meoly indicava come stalking la «persecuzione e molestia voluta, ripetuta e malintenzionata, perpetrata nei confronti di una persona che sente così minacciata la sua sicurezza personale.
Sempre nel 1998 Tjaden e Thoennes definirono lo stalking come un insieme di condotte dirette verso una precisa persona che implica un avvicinamento visivo o fisico, una comunicazione senza consenso, minacce o verbali o scritte o implicite, o una combinazione di esse, che comporta una ragionevole paura nella persona per messaggi ripetuti in due o più occasioni.

Sempre nel 1998 in America veniva promulgata una legge specifica, la «Model Antistalking Law», che indicava come stalli un insieme di comportamenti che comprendevano un avvicinamento fisico ripetuto e/o minacce continue, che si erano verificati per almeno due volte, includevano minacce esplicite o implicite nei confronti della vittima, che erano rivolte verso una persona o i membri della sua famiglia e che causavano alla vittima ed ai suoi familiari intensi sentimenti di angoscia,paura o ansia.
In Italia, nel 2001, Galeazzi e Curci introdussero il concetto di sindrome dalle molestie assillanti» intendendo con queste un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e controllo, di ricerca di contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o allarmata da tali attenzioni e comportamenti»; si tratta in sostanza di un quadro sintomatico che rimanda ad una patologia della comunicazione e della relazione,quadro che,dunque, mette al centro dell’attenzione la relazione molestatore-vittima.
 Il fenomeno appare sottostimato  in letteratura per vari motivi fra cui: una ridotta segnalazione data la presenza di condotte di per sé stesse innocue e non oggettivamente illecite o dannose; un comprensibile senso di pudore o riservatezza (dal momento che i predetti comportamenti hanno luogo nel corso di una qualche relazione personale già conclusa); un sentimento di paura o sfiducia per le concrete difficoltà di affrontare e risolvere la campagna di molestie.
Nei molteplici studi eseguiti in tema di stalking sono stati delineati gli elementi costitutivi dello stesso.
Nella sindrome del molestatore assillante è, infatti, possibile distinguere: 1) un attore ovvero il molestatore (stalker), 2) una vittima nei cui confronti lo stalker sviluppa un’intensa polarizzazione ideo-affettiva e verso cui mette in atto una serie ripetuta di comportamenti tesi alla sorveglianza e/o comunicazione e/o ricerca di contatto.

In sintesi dunque :

I comportamenti associati allo Stalking sono:
-          minacce  con  passaggio all'atto (aggressione, stupro, tentativo di sottrazione minore, omicidio;
-          danneggiamento dei beni (auto, casa), furto;
-          furto di identità telematica;
-          controllo con microspie, videoriprese.
Il profilo della vittima è tipicamente:
-          una donna, con storia di vittimizzazione familiare, personalità dipendente, separata – divorziata  Se c' è stato rapporto intimo con lo stalker ha un alto rischio di aggressione /stupro. Altrettanto se isolata socialmente ed economicamente;
-          altre possibili vittime sono gli psichiatri ed operatori sociali e giudiziari
-          sconosciuti, coi quali  lo stalker, ha avuto anche semplici contatti i diverbi e che  prende come vittima;
-          personaggi celebri.
Sinteticamente le conseguenze sulla vittima sono:
-          alterazione stile di vita, angoscia, “helplessness”;
-          costi economici  (danni ai beni, spese legali, costi da perdita /cambio di lavoro, trasferimento, ecc.);
-          perdita di aspettativa affettiva verso il  futuro;
-          rischio per incolumità;
-          angoscia per i figli – conseguenze anche su di loro;
-          PTSD (disturbo da stress post traumatico);
-          Disturbi d’ansia e dell’umore,
Le conseguenze nello specifico dello Stalking
Purtroppo spesso, soprattutto per via di norme giuridiche che limitavano gli interventi di prevenzione delle situazioni di emergenza, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima, ma anche per chi lo agisce e, talvolta, per chi lo osserva. La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress. Lo stalker che agisce compulsivamente tende a seguire i propri bisogni e a negare la realtà, danneggiando progressivamente la propria salute mentale e la qualità della propria vita sociale che si deteriorano sempre di più, via via che la persecuzione si protrae nel tempo. Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico familiare che, identificandosi empaticamente alla vittima, può sviluppare preoccupazioni per la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. Ma il pubblico in senso ampio, grazie all’importante ruolo dei mass media, è la società, in cui l’esempio della violazione della privacy tollerata può rappresentare un modello comportamentale che alimenta le possibilità di nuovi fenomeni, anche perché quelli agiti spesso vengono spiegati (e parzialmente giustificati) sulla base di “possibili raptus” o di “eccessi di amore”.

Profilo dell’autore
In genere trattasi di un uomo che ha avuto pregresso rapporto con la vittima ( maggior  rischio se intimo). Ha una storia di persecuzione e/o violenza vs terzi, che spesso viene da famiglia con padre violento o controllante. In genere è socialmente incompetente e solo.
Tipologie di Stalker (socio – situazionali)
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che permette di delinearlo anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una forma di “disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi psicopatologici ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai comportamenti attuati e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri, dalle immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione. Questi vissuti di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere negli stalkers che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal perseguitare.
È molto importante sottolineare altresì che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta difficile fare rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di molestia simili possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa conclusione si è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico di numerosi stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers , distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale (Mullen et al., 1999).
  1. Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il risentito” o “Rancoroso” (frustrati, soli, rivendicativi, rifiutati dalla vittima in contatto anche casuale . Il suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla s carsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.
  2. La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso d’affetto” , una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene considerata, per via di una generalizzazione a partire da una o più caratteristiche osservate anche superficialmente, vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Questa categoria include anche la forma definita “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
  3. Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il corteggiatore incompetente o inadeguato ” o “infatuato” , che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare 6  
  4. Esiste poi “il respinto” , un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5.      Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il predatore”. E’ costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.  I “Predatori” sono ad alto rischio violenza, agiscono anche verso sconosciuti  e  sono potenziali criminali sessuali, con elementi in comune con i serial killers.
Nel 1999 Mullen et al. Distinsero lo stalker in:
a) rifiuto (si oppone alla fine di una relazione intima con azioni finalizzate a ripristinarla);
b) rancoroso ( compie molestie per vendicarsi di un torto che ritiene di aver subito da parte della vittima);
c) predatore (insegue la vittima, nei cui confronti prepara l’attacco, costituito spesso da una violenza sessuale);
d) corteggiatore inadeguato8trattasi del corteggiatore fallito in cerca di patner);
e) cercatore di intimità (aggredisce vittime sconosciute e personaggi celebri di cui è innamorato per istaurare una relazione).
f) Nel 2005 Hege segnalava 3 tipi di stalking rispettivamente quello «emotivo» (Emotional Stalking: trattasi del tipo più comune, perpetrato da ex coniugi, ex fidanzati ,ex amanti, ma anche ex pazienti, ex vicini di casa o ex colleghi:in tutti i casi sussisteva una precedente relazione affettiva interrotta e che non risulta accettata dallo stalker. In questo caso l’interesse che spinge lo stalker può essere sia positivo ovvero un tentativo di riavvicinamento sia negativo ovvero una vendetta; ne conseguono comportamenti ambigui e paradossali come ad esempio le minacce di morte seguite da invio di costosi regali. In questo gruppo rientrano il «Respinto», il «Bisognoso di affetto», il «Corteggiatore incompetente», il «Predatore» quello «delle celebrità». (Star Stalking: trattasi della persecuzione perpetrata ai danni di persone di una certa visibilità come ad esempio personaggi dello spettacolo,della politica ecc., ad opera di sostenitori o invidiosi. In questo gruppo rientrano i «Bisognosi di affetto» ed il «Corteggiatore Incompetente»:entrambi ricercano infatti un rapporto idealizzato, concretamente impossibile. Nel caso di stalker spinti da odio e gelosia si sono verificati casi estremi di ferimento o addirittura omicidio della vittima) e quello «occupazionale» (trattasi di un particolare tipo di stalking che inizia sul posto di lavoro che poi sconfina nella vita privata della vittima, ovvero, la motivazione proviene dal mondo del lavoro dove lo stalker ha realizzato, subito o desiderato una situazione di conflitto o persecuzione. L’interesse nello stalking occupazionale è quasi sempre negativo e lo stalker occupazionale più comunemente rientra nella tipologia del «risentito»).
Nella maggior parte dei casi trattasi di soggetti di sesso maschile che non accettano la fine di un rapporto affettivo; in particolare, è stato segnalato in letteratura che è più probabile che gli uomini stalker agiscano nei confronti di una persona con cui hanno avuto in precedenza una relazione intima. Inoltre, è stato segnalato che quanto più la relazione interrotta era stata lunga e seria, tanto maggiori risultano gli atti posti in essere dello stalker ed in particolare l’approccio scelto è maggiormente quello fisico. Inoltre, si tratta di soggetti di etnia caucasica, di circa 34 anni nel caso di pregresse relazioni intime e di 36 anni e mezzo nel caso di relazioni non intime,con un livello di occupazione inferiore alla vittima prescelta, con una storia affettiva caratterizzata da relazioni intime sfortunate e che solitamente non vive una relazione affettiva al momento della condotta di stalking. Inoltre, è segnalato in letteratura, un pregresso uso di alcol o droghe, pregressi episodi di violenza o maltrattamenti, pregressa diagnosi di malattia mentale o di precedenti penali.

Temi clinici dello Stalker
Narcisismo, psicopatia => Disturbo Personalità di Gruppo II
Attaccamento paranoide  / patologia dell'attaccamento
Parafilia
Psicosi (durata della persecuzione di anni )
S. come “droga endogena”
(Donne stalkers: psicosi, depressione)
Pericolosità dello stalker
Rischio evoluzione in comportamenti associati è massimo in “ s. predatori”
Fattori di rischio:
storia dell'autore e della vittima
pregresse minacce non denunciate
isolamento e vulnerabilità della vittima
Psicopatia
Comportamento pregresso di lunga durata
Effetti intervento / terapia
I provvedimenti di protezione sono utili per bloccare recidiva (quindi: scelta consapevole)
Negli S. psicotici è utile la terapia
Nessuna utilità del trattamento per psicopatici, narcisisti, perversi ( sono egosintonici)
       Sempre pericoloso (salvo psicotico trattato)

Stalking e perizia psichiatrica
Quanto alla sussistenza di sindromi o disturbi psichiatrici tipici degli stalker non risultano sussistere fattispecie. Di fatto alcuni non hanno problematiche psichiatriche altri sì. Egli soffre spesso di una combinazione di disturbi ma lo stalker può anche essere un individuo sano di mente allo stesso modo di tutti coloro che pongono in essere atti illeciti.
Tra le ipotesi patologiche è indicata l’erotomania e il delirio erotomanico, spesso espressioni di un quadro psicotico più complesso; spesso sono presenti disturbi della personalità (in particolare i quadri border-line, paranoidi e narcisistici).
L’ infermità (Vizio parziale o totale di mente)  interessa alcuni  Disturbi della Personalità e Sindromi  psicoticche (“reato – sintomo”).
Ulteriori dati forniti dalla letteratura rilevano tra gli stalkers alti tassi di prevalenza di disturbi di personalità.
Disturbi di personalità borderline, narcisistico e paranoide risultano più frequenti nei molestatori motivati da “vendetta”. Si segnalano anche casi con disturbo di personalità NAS. Schizofrenia, disturbo delirante (tipo erotomanico e di persecuzione), disturbo bipolare – soprattutto nella fase maniacale – configurano ulteriori quadri psicopatologici associati al comportamento dei molestatori assillanti, tra i quali, peraltro,
sembra esistere un alto tasso di abuso e dipendenza da sostanze.
Altre informazioni utili:

Quanto all’età della vittima nel 1998 Tjaden et al. Identificavano nei giovani adulti compresi nella fascia di età fra i 18 ed i 29 anni, l’obiettivo primario dello stalker; nel 1999 palarea et al. Segnalavano che l’età media della vittima di stalking è di 32. 3 anni nei casi di persone che avevano/hanno avuto una relazione no Gli atti che costituiscono lo stalking sono comportamenti solitamente accettati socialmente e considerati normali, ma che nel caso dello stalking si caratterizzano per invadenza e persistenza nel tempo, causando effetti psicologici sulla vittima e rischio di violenza associato:lo stalker,infatti, agisce con minacce esplicite ed atti di violenza a cose e persone, anche se la maggior parte degli stalker non è violenta.
Tra i predetti atti- comportamenti- sono ricompresi: l’invio ripetuto di regali,gfiori,telefonate assillanti o solo squilli, posta assillante e disturbante (bigliettini, lettere, messaggi fax), il pedinamento cibernetico (con ripetuto invio di e-mail ma anche messaggi di messaggeria istantanea sms), gli appostamenti, i frequenti incontri(apparentemente casuali,ma in realtà voluti e ricercati) sul luogo di lavoro della vittima o nelle vicinanze di esso o nei pressi dell’abitazione, gli atti vandalici nella casa o dei beni di proprietà della vittima (come ad esempio il danneggiamento dell’automobile), l’appropriazione della sua posta, l’osservazione della vittima da lontano o il furto di suoi oggetti. Va sottolineato che non esiste un comportamento o una serie di comportamenti sempre presenti nello stalking.

E’ dunque, se non ogni attenzione indesiderata va interpretata quale atto di stalking e neanche ogni atto persecutorio o molesto, ne consegue che risulta estremamente difficile individuare il momento preciso in cui è possibile identificare il fenomeno come tale.

Perciò, in ogni caso d’ipotetico stalking occorrerà prestare attenzione a tutte le condotte dell’asserita vittima, in particolare alla ripetitività dell’atto subito ed al suo perdurare nonché all’esistenza di una precedente relazione tra molestatore e vittima.
Quanto al numeros minimo di eventi molesti necessari ed all’arco di tempo in cui questi si devono sviluppare per qualificare come stalking una determinata condotta ripetitiva,tra gli studiosi non sussiste accordo.

Su quanto possa durare il periodo in cui la vittima patisce lo stalking, in letteratura è indicato un lasso di tempo variabile; Hall, nel 1998, indicava un periodo compreso tra 1 e 3 anni, mentre i dati della NVAW Survey (National Violence Against Women Survey) segnalavano una durata fino a un anno con un periodo significativamente maggiore nei casi di stalking coinvolgenti persone che avevano una relazione intimas; Aramini segnalava una durata variabile fra 3 settimane e 2 anni; Hege segnalava come parametro minimo una durata di tre mesi.

Quanto alla frequenza degli atti a parere di Pathè e Mullen lo stalking si verifica solo se le intrusioni hanno raggiunto una frequenza di almeno dieci episodi nell’arco di quattro settimane; a parere di Hege, invece, le azioni moleste devono avere cadenza almeno settimanale.
Riguardo al tipo di violenza essa può essere sia fisica (uso di qualsiasi atto teso a far male od a spaventare la vittima:può trattarsi di aggressione fisica grave con ferite che richiedono cure mediche, ma anche di un semplice contatto fisico mirante a spaventare ed a rendere la vittima soggetta al controllo dell’aggressore) che psicologica (rappresentata da una serie di atteggiamenti intimidatori, minacciosi,vessatori, con tattiche di isolamento poste in essere mediante ricatti, insulti verbali, colpevolizzazioni pubbliche e private, ridicolizzazioni e svalutazioni continue, denigrazioni ed umiliazioni; di fatto l’aspetto psicologico più grave è l’imprevedibilità dell’aggressione).

I dati riportati in letteratura sono molto controversi: la maggior parte degli stalker non sembrerebbero di indole violenta ed i loro gesti sarebbero per lo più benigni come l’offerta di regali, l’invio di lettere o messaggi lasciati sull’auto o sulla porta di casa, i pedinamenti ecc.; le predette azioni, però, vengono percepite dalla vittima con paura ed è stato osservato che,proprio i ripetuti rifiuti possono portare lo stalker ad assumere comportamenti estremi come minacce esplicite e violenze.
Di fatto, occorre tenere presente, che le azioni dello stalker possono essere percepite in maniera diversa a seconda della vittima ovvero della percezione soggettiva della stessa che risulta direttamente correlata al suo stato culturale:ad esempio un soggetto potrebbe trovare violenta ed intollerabile un’azione che invece un’altra persona potrebbe considerare come una sciocchezza neanche fastidiosa.
Passando ora ad analizzare le caratteristiche della vittima, trattasi nella preponderanza dei casi di soggetti di sesso femminile, con cui lo stalker uomo ha avuto in precedenza una relazione; al contrario, le donne Autrici di stalking per lo più agiscono nei confronti di una vittima con la quale hanno avuto una relazione non intima.n intima.
Secondo uno studio condotto da Hall et al. Nel 1998, e successivamente è confermato anche da altri Autori, si tratterebbe di donne che non hanno una situazione relazionale stabile al momento dello stalking in particolare meno di ¼ delle vittime è sposata o risposata o convivente. Trattasi di donne il cui livello d’istruzione risulta più elevato di quello dello stalker e nella maggior parte dei casi appartenenti alla razza caucasica.

E’ stato segnalato che una pregressa relazione tra stalker e vittima è un fattore discriminante, ovvero, sono più frequenti le minacce verso la vittima,la violenza verso le persone e verso le proprietà e le minacce effettivamente seguite da violenza rispetto ai casi in cui la vittima non è intima; vi è, inoltre, la ricerca da parte dello stalker di un rapporto più fisico con la vittima anche per il fatto di conoscere il suo stile di vita ed i luoghi frequentati;inoltre,i comportamenti di stalking possono essere alimentati da risposte affettive alla dissoluzione della relazione (collera, gelosia, rifiuto, ecc.) che sono più intense se la relazione è intima.

Non è nemmeno escluso che le vittime dello stalker possano essere più persone appartenenti ad un medesimo gruppo familiare:è il caso di persecuzioni e molestie telefoniche perpetrate contro i coniugi e persino contro i figli della coppia da parte di un ex amico di famiglia, innamorato della donna: sono le cosiddette vittime secondarie ovvero vittime coinvolte nelle molestie senza esserne l’oggetto primario.
E’ inoltre segnalata la tipologia di vittime fittizie. Trattasi di stalker con inversione di ruolo o persone affette da deliri persecutori o da disturbi fittizi propriamente detti o di simulatori che, appunto, simulano per ottenere benefici economici o di altro tipo.
Quanto al profilo sociale la vittima può anche essere un personaggio dello spettacolo, oppure un medico (è il caso del paziente che perseguita il proprio terapeuta), o il caso di un infermiere, un perito, un giudice, un assistente sociale, ma anche un vicino di casa.

In sintesi a diventare “molestatore assillante” o “stalker” può essere una persona conosciuta con cui si aveva qualche tipo di relazione o perfino uno sconosciuto con cui ci si è scontrati anche solo per caso, magari per motivi di lavoro. Inseguimento, molestia e persecuzione possono manifestarsi sotto innumerevoli forme.
Esse possono essere qualcosa di sporadico oppure possono essere insistenti manifestazioni di un fenomeno psicologico e sociale conosciuto soprattutto con il nome di “stalking” , ma chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” , “inseguimento ossessivo” o anche obsessional following . La terminologia più comune, quella di “stalking”, è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un termine in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi mette in atto molestie assillanti e per questo viene definito “stalker”.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di comportamenti che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la posta” che comprende l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla “vittima” e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al di là delle differenze rilevate di situazione in situazione.
In effetti alcuni studi compiuti su questo fenomeno (Mullen P. E. & al., 2000) hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking.
  • La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.
  • Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separa

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